Guerra commerciale tra Cina e USA: i 3 scenari plausibili

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Stati Uniti e Cina, da luglio di quest’anno son bloccati in una guerra commerciale; se la situazione rimarrà invariata, il tasso tariffario degli Stati Uniti sui 250 miliardi di USD delle importazioni cinesi (circa la metà del volume totale degli scambi) raggiungerà il 25% il 1° gennaio del 2019.

Il discorso riguardante le tariffe e’ al centro del dibattito del G20 di Buenos Aires.

Questo summit e la scadenza di Gennaio rappresentano due momenti difficili per le burocrazie commerciali di entrambi i Paesi. Infatti, il mancato raggiungimento di un “cessate il fuoco” prima di Gennaio e l’innescamento di un aumento delle tariffe, potrebbe portare i legami commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina ad un punto di non ritorno.

Allo stesso tempo, gli americani stanno valutando seriamente se sia necessario ripensare alla loro strategia con la Cina.

Inoltre, le contintue esplosioni delle tariffe hanno messo pressione alle imprese che hanno un proprio business in Cina, le quali già soffrono per l’aumento dei costi di produzione, per l’aumento degli obblighi di compliance e per il roll-back di sovvenzioni, oltre che per la competizione con le imprese controllate dallo Stato.

Qui di seguito sono elencati tre possibili scenari, pensati come esperimento. In realtà, qualsiasi risultato avrà elementi di ciascuno di questi scenari.

Una rapida escalation porterà ad una reale guerra commerciale

Come può avvenire questo scenario?

Trump e Xi non considerano la negoziazione come una plausibile opzione: nessuno dei due vuole guardare alle debolezze che ne conseguono; ma, al contrario, entrambi cercano di stabilire i propri campi di guerra fredda.

Un’escalation delle barriere tariffarie e non, renderà impossibile per le imprese cinesi continuare il proprio business negli Stati Uniti e viceversa.

L’aumento delle tariffe fa aumentare il costo per i fornitori, per i produttori, per i rivenditori e per i consumatori, anche se in modo sproporzionato nel mercato americano.

I prezzi aumenteranno, il volume di produzione diminuirà, il margine di profitto pure, le aziende usciranno dal proprio business e vi sarà una perdita di posti di lavoro.

La Cina inizia a investire aggressivamente in Europa, in Africa, in Asia e in America Latina.

Gli Stati Uniti, d’altra parte, reagiscono allo stesso modo: stanno cercando di spostare, in parte o del tutto, il proprio ecosistema della supply chain al di fuori della Cina, spostandolo verso il Sud Est asiatico.

Quanto è probabile?

Questo scenario è improbabile dal momento che entrambe le parti dovrebbero sostenere elevati costi: le imprese infatti eserciteranno una maggiore pressione su entrambi i governi per ritirarsi, e la propaganda non riuscirà ad ammortizzare quest’azione.

Stati Uniti e Cina sono le più grandi economie e mercati al mondo e sono al centro della supply chain mondiale.

I due Paesi non sarebbero in grado di uscire illesi da una tale guerra commerciale e un’effettiva guerra commerciale potrebbe innescare una nuova recessione mondiale.

Come ne verremo a conoscenza?

La politica del rischio calcolato della Cina e degli Stati Uniti al G20 e agli altri forum internazionali segnalerà il fatto che entrambi i Paesi non sono in grado di fidarsi l’uno dell’altro e iniziare a parlarsi e a raggiungere un compromesso.

Le aziende dovrebbero porre attenzione ai soggetti con cui stanno intrattenendo delle relazioni i propri governi, a dove sono diretti i nuovi investimenti, se si stanno bloccando gli investimenti cinesi e americani nel proprio Paese e come si stanno formando gli accordi commerciali regionali.

Il nuovo status quo

Come può avvenire questo scenario?

Trump e Xi hanno deciso di mettere fine alle ostilità commerciali e hanno accettato le trattative durante il summit del G20, confermando tutto questo retoricamente nei loro rispettivi Paesi.

Entrambe le parti hanno ritirato le loro posizioni iniziali.

Un nuovo status quo viene raggiunto nel momento in cui i flussi commerciali riprendono il solito andamento, ma i leader commerciali di entrambi i Paesi valutano seriamente il loro futuro rischio di esposizione.

L’Asia sudorientale è l’unica vincitrice della guerra commerciale tra Cina e USA dal momento che le multinazionali sono a conoscenza del fatto che devono ridurre la propria dipendenza dall’ecosistema della supply chain cinese.

La Cina, da parte sua, continua ad investire nella supply chain e a ridurre la propria dipendenza nella ricerca e nello sviluppo stranieri.

Quanto è probabile?

Questo scenario sarà relativamente più plausibile, almeno in un arco di tempo abbastanza prossimo, nel momento in cui gli USA saranno impegnati con le celebrazioni del Natale. I venditori ed i clienti ne patiranno le consegueze se le tariffe contro la Cina rimarranno alte.

Nel caso della Cina, invece, gli impiegati, il settore delle riforme finanziarie e il rallentamento della produzione domestica spingeranno il Governo ad organizzare un incontro con gli Stati Uniti.

Come ne verremo a conoscenza?

Delle dichiarazioni ufficiali affermano che le trattative stanno procedendo tra gli ufficiali di entrambi le parti. Una stretta di mano pubblica o l’annunciazione di trattative future.

Non curandosi di come possa trapelare, le società dovrebbero fare attenzione a chi è a capo delle negoziazioni commerciali e delle trattative.

Per la Cina, l’ideale sarebbe quello di vedere l’inclusione di funzionari con esperienza come Liu He e Wang Qishan.

Per gli Stati Uniti, il fatto che Trump stia favorendo il propagare di voci più moderate sulla Cina è un buon segno; per esempio, il coivolgimento attivo di Steve Mnuchin o di Larry Kudlow al posto di Peter Navarro o Robert E. Lighthizer o addirittura al posto del Vice Presidente Mike Pence.

Negoziando un nuovo accordo commerciale

Come può avvenire questo scenario?

La Cina e gli USA concludono un nuovo accordo commerciale con concessioni negoziate da entrambe le parti.

Dopo aver raggiunto una tregua, i due governi si “siederanno a tavola” per discutere dell’accesso bilaterale al mercato, del mettere in sicurezza i diritti di proprietà intellettuale, del far giocare un ruolo maggiore al settore privato in Cina e del far si che ci sia una maggiore trasparenza normativa e doganale.

Entrambi i Paesi chiedono la salvaguardia contro futuri confronti commerciali.

Quanto è probabile?

Un nuovo accordo commerciale tra i due Paesi è possibile, ma non nell’immediato.

Impiegheranno sicuramente un tempo maggiore dell’amministrazione Trump e la Cina sarà diffidente nel creare dei brutti precedenti.

Creare una relazione commerciale giusta e trasparente con la Cina è un problema bipartitico negli USA e sia i Repubblicani che i Democratici rimarranno diligenti nel garantire concessioni dal momento in cui le società straniere in Cina diventano impazienti a causa della retorica dell’”apertura del mercato” nei discorsi di Xi.

Come ne verremo a conoscenza?

Frequenti meeting tra i due negoziatori commerciali, trade and business lobby groups, consultazioni tra gli ufficiali di alto livello di entrambi i governi, sono tutti indicatori chiari che i due Paesi stanno pensando seriamente di creare un nuovo accordo commerciale.

In altre parole, è importante valutare se i due Paesi stiano parlando l’uno con l’altro.

L’escalation delle tariffe è iniziata quando Trump quest’anno non ha pienamente realizzato i suoi obiettivi (ridurre il deficit commerciale e riprendersi la produzione americana), ma ha garantito che lo status quo non sarà mai lo stesso, sia se nel caso in cui si facesse l’accordo o meno.

Prepararsi a qualsiasi ricaduta negativa dovuta alla guerra commerciale: come dovrebbero rispondere le imprese?

La Guerra tariffaria tra Stati Uniti e Cina ha stabilito una nuova realtà all’interno delle relazioni commerciali internazionali introducendo rischi sistemici per le imprese.

Le aziende eccessivamente dipendenti dalla Cina per il sourcing, la produzione o entrambi, si trovano di fronte a costi crescenti, tariffe fluttuanti, restrizioni di mercato, a una più stretta vigilanza regolamentare e a una diminuzione dei profitti.

Le aziende che ignorano questi rischi o non riescono ad elaborare dei piani alternativi fattibili, comprometteranno la loro stabilità a lungo termine e la loro sicurezza finanziaria.

Attraverso questa rapida escalation, negli ultimi sei mesi, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina ha minacciato di sconvolgere interi processi aziendali, dimostrando la necessità per le aziende di essere più agili e geograficamente diversificate.

Le aziende hanno bisogno di monitorare da più vicino gli sviluppi geopolitici ed economici e stabilire un sistema interno che per rispondere a tali situazioni in modo proattivo.

Un primo passo consisterebbe nell’assicurare linee chiare di comunicazione tra i dirigenti e gli uffici locali, essere sensibili alle azioni di regolamentazione delle autorità statali e formare lo staff su come gestire i rischi.

Decisioni più complesse comporteranno la valutazione della redditività del trasferimento di imprese, la diversificazione del sourcing, la distribuzione di networks e l’attenuazione all’esposizione di incertezze economiche.

Infine, le aziende dovrebbero sia porre attenzione al G20 che alla data di termine di gennaio, ed mettere in azione dei piani strategici.

 

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