JingJinJi: una delle piu’ grandi regioni cinesi di cui non avrete probabilmente mai sentito parlare

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Il 23 giugno, il General Administration of Customs (GAC) ha pubblicato un annuncio sull’integrazione delle procedure doganali nelle municipalita’ di Pechino e Tianjin e nella provincia dello Hebei (GAC Annuncio [2014] No. 45), segnando in questo modo una tappa importante nel processo di integrazione delle tre giurisdizioni in un’unica “maxi-regione” nel nord-est della Cina, grande quasi quanto l’intera Gran Bretagna. Il nome della regione è JingJinJi, fusione delle abbreviazioni delle tre aree (京 Jing, da Pechino; 津Jin, da Tianjin; 冀Ji, da Hebei).

 

 

Nell’ambito di questo nuovo sistema doganale integrato, le imprese costituite in una qualsiasi delle tre giurisdizioni possono scegliere di importare/esportare merce attraverso la dogana dove l’impresa è legalmente registrata o, in alternativa, attraverso la dogana dalla quale le merci sono effettivamente spedite.

Il sistema è entrato in vigore a Pechino e Tianjin il 1° luglio 2014 e verrà esteso a Shijiazhuang, capitale dello Hebei, il 1° ottobre 2014. Questa è solo l’ultima di una serie di misure annunciate dal National Development and Reform Commission (NDRC), dirette alla realizzazione della maxi-regione Pechino-Tianjin-Hebei, che copre 216’000 chilometri quadrati e che conta più di 100 milioni di persone. Il governo cinese ha in programma di creare altre 10 maxi-regioni in tutto il Paese, anche nelle zone costiere come lo Shandong e il Liaoning.

 

Dopo decenni di crescita frenetica, attualmente la Cina sta tentando di imporre le maxi-regioni come modello principale per una crescita maggiormente incentrata sulla sostenibilità. Gli analisti hanno identificato nel piano di unificazione della JingJinJi una mossa economica e politica; i suoi sostenitori infatti la ritengono una possibile “cura” per i gravi problemi di inquinamento, sovraffollamento e di sviluppo ineguale che affliggono attualmente la Cina. In realtà, l’idea di integrazione della regione JingJinJi è stata lanciata dai politici cinesi gia’ nel 2004, ma i progressi si sono dimostrati molto lenti. Il progetto è stato incrementato e velocizzato lo scorso febbraio, esattamente un decennio dopo il suo inizio, a seguito di una chiamata del presidente cinese Xi Jinping che premeva sullo sviluppo integrato e coordinato della regione intorno a Pechino. Tre mesi più tardi, l’NDRC ha annunciato che i piani per la maxi-regione sarebbero stati resi pubblici al piu’ presto.

 

Secondo il progetto, Pechino dovra’ riorganizzare la sua struttura industriale e deviare un parte della sua popolazione verso le aree circostanti (Hebei e Tianjin) per allentare il sovraffollamento della popolazione nella capitale. Si vociferava inoltre che fossero in corso dei lavori per la creazione di una Beijing-Tianjin-Hebei Free Trade Zone, progetto al momento interrotto probabilmente a causa della sospensione della realizzazione di ulteriori FTZs in Cina. Il 26 giugno, il Provincial Office of Traffic and Transport dello Hebei ha annunciato che il “Beijing Seventh Ring Road” sarà completato entro il 2015. Il primo passo verso la costruzione di questa rete di trasporto interprovinciale verrà compiuto grazie alla realizzazione di una tangenziale lunga 940 km che attraverserà le principali città dello Hebei, tra cui Langfang, Zhangjiakou e Chengde, e che servirà da passaggio verso la capitale cinese. Il progetto si pone come obiettivo la riduzione del traffico e delle emissioni di PM 2.5.

 

La regione JingJinJi, parte della Bohai Bay Economic Zone, sarà la terza maxi-regione del Paese, conseguentemente al successo delle regioni dello Yangtze River Delta (YRD) e del Pearl River Delta (PRD).

La prima, concentrata nella municipalità di Shanghai, si estende nelle province dello Zhejiang e del Jiangsu, e costituisce la piu’ grande regione al mondo, con una popolazione di oltre 156 milioni di abitanti (dati 2010). Negli ultimi dieci anni, la suddetta regione è stata decisiva nella crescita economica della Cina, spinta anche dal settore finanziario in forte espansione di Shanghai e dai grandi afflussi di investimenti diretti esteri (IDE) nelle città di secondo livello, come Suzhou.

La seconda, la regione del Pearl River Delta, si compone di nove città concentrate nella provincia del Guangdong, il cui sviluppo coordinato ha notevolmente incrementato l’efficienza dell’intera regione. Come una delle prime regioni in Cina ad aver aperto la strada al commercio estero, sotto la guida di Deng Xiaoping, la regione del PDR è stata determinante per il boom economico cinese. Se alla regione si includono le vicine città di Hong Kong e Macao, si stima che l’area arrivi ad ospitare oltre 120 milioni di abitanti (dati 2010).

 

Le due regioni, Pearl River Delta e Yangtze River Delta, insieme alla Bohai Economic Zone, contano da sole per metà del PIL della Cina, per il 77 per cento delle sue esportazioni e per la quasi totalità degli investimenti diretti esteri nel Paese, nonostante ospitino solo il 25 per cento della popolazione cinese totale (dati 2007). Sulla base delle precedenti maxi-regioni, il progetto della JingJinJi si pone come obiettivo l’integrazione regionale su più livelli; non si vuole cioé puntare solo alla creazione di un importante centro economico, ma anche di un fondamentale centro culturale e politico. Non mancano, tuttavia, molti ostacoli da superare per il raggiungimento di tali propositi.

 

Tuttavia bisogna sottolineare che, ad oggi, la JingJinJi risulta ancora deficitaria rispetto alle regioni Yangtze e Pearl River Delta in termini di sviluppo economico e di livello di integrazione. Sebbene le due regioni del Delta possano beneficiare di un notevole vantaggio iniziale, gli analisti temono l’inaudita disparità economica esistente tra Pechino e lo Hebei. L’eccessivo sfruttamento, da parte della capitale cinese, delle risorse delle aree circostanti, ha contribuito a quello che gli analisti chiamano “anello della povertà” intorno alla capitale, dove dal 2005 la disparità di reddito è in continuo aumento.

 

Un’altra barriera verso il raggiungimento della totale integrazione della regione è rappresentata dalla forte eterogeneità dei settori industriali presenti nelle aree tra Pechino, Tianjin e Hebei. Pechino è dominata infatti da imprese statali e da imprese high-tech; Tianjin è la porta d’accesso per le esportazioni della regione, ed è famosa per le produzioni ad alto contenuto tecnico e qualitativo. Lo Hebei, dove è saldamente radicata l’industria pesante, è invece ancora indietro in molti aspetti dello sviluppo e del’innovazione, rispetto alle altre due giurisdizioni.

 

Gli analisti restano tuttavia ottimisti sul futuro della regione. “Dobbiamo uscire dalla bolla di Pechino e guardare allo sviluppo delle città basandoci sui criteri della cooperazione e dell’integrazione regionale” ha affermato in un’intervista Wang Anshun, sindaco di Pechino.

 

Da peculiarità cinese a tendenza sempre più globale, le maxi-regioni si stanno espandendo in particolare in Asia, dove i tassi di urbanizzazione sono in continua crescita. Gli investitori stranieri che portano avanti le loro attività in queste regioni, accolgono di buon occhio la prospettiva futura di un’amministrazione piu’ snella, di reti logistiche integrate e di mercati di consumo di massa.

 

 

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